sabato 1 febbraio 2020

Illustrando Rodari per uno spettacolo in arrivo con l'Omino delle storie

GIOVANNINO PERDIGIORNO


Avventure spettacolari per i cento anni di Rodari

Giovedì 9 luglio alle ore 18.00 presso la sala consiliare del Comune di Irgoli si terrà la lettura spettacolo con disegni dal vivo “Avventure spettacolari per i cento anni di Rodari” curata dall’Omino delle Storie (Francesco Moroni, voce narrante) e Cla (Claudia Piras, illustrazioni live).
L’incontro organizzato dalla biblioteca associata di Irgoli, Loculi, Onifai, sostenuto dall’Amministrazione comunale di Irgoli – Area Socio Culturale è un omaggio alla creatività di Gianni Rodari che dedicò la sua vita a cercare di dare una forma al mondo fantastico dei più piccoli, divenendo una pietra miliare della narrativa per l’infanzia, un interprete dell’immaginazione e un fine teorico dell’arte del raccontare storie. In occasione del centenario dalla nascita abbiamo voluto dare spazio all’interpretazione di una delle opere più poetiche e divertenti: I viaggi di Giovannino Perdigiorno. Attraverso la narrazione e i disegni dal vivo, i bambini saranno proiettati nell’incredibile mondo di Rodari, un’immersione totale nella fantasia, dove il viaggio rappresenta una vera e propria esperienza di vita, nella quale l’incontro con chi è diverso da noi è visto come occasione preziosa per aprirsi a nuove identità e culture, un omaggio alla pace dunque, all’uguaglianza, all’onestà, alla solidarietà.

L’attività si svolgerà nel rispetto delle disposizioni anti Covid - 19, dato il numero limitato di posti si rende necessaria l’iscrizione che dovrà pervenire entro mercoledì 8 luglio. Per informazioni e adesioni: bibliotecairgoli@gmail.com  Te. 0784 979005  Whatsapp 333 3313717









L PIANETA MALINCONICO
Giovannino Perdigiorno,
viaggiando in supersonico,
capitò nella capitale
del Pianeta Malinconico.
Era un giorno di sole,
l'aria calda e turchina,
ma la gente per la strada
camminava a testa china
e diceva: — Che peccato,
questo tempo non durerà,
chi sa che nubifragio
domani scoppierà!
Al ristorante il cibo
era buono, a buon mercato,
ma i clienti borbottavano:
— Che peccato, che peccato,
dopo il bello viene il brutto,
dunque purtroppo è chiaro
che domani si mangerà male
e si pagherà caro…


Chi prendeva dieci a scuola diventava d'umor nero e piangeva: — Sarà triste,
domani, prendere zero! Cielo, che pessimisti, — Giovannino rifletté,— questo mondo senza speranza proprio non fa per me.


A testa in giù

Giovannino Perdigiorno,
fra il Caucaso e il Perù,
capitò nel paese
degli uomini a testa in giù.
Brava gente, tipi in gamba,
né stupidi né strani
avevano quell'abitudine
di camminare sulle mani.
Andassero a bottega,
a casa oppure a spasso,
sempre i piedi per aria
e la testa in basso.
Pareva di stare al circo,
all'arena dei saltimbanchi:
mai perdevano l'equilibrio,
non erano mai stanchi.
- Perché state a quel modo? -
Giovannino domandò.
- È  un voto? Un giuramento?
Vi divertite? - No,
ma i piedi, caro signore
li dobbiamo risparmiare,
sono molto importanti:
ci servono per ragionare

IL PIANETA FANCIULLO

Giovannino Perdigiorno viaggiando per trastullo; capitò con sorpresa sul pianeta fanciullo.
Ma chiamarlo pianeta è quasi un’esagerazione; si tratta di un minimondo, in una minicostellazione.
Tutto è mini, lassù minimonti, mari mini… nelle città in miniatura ci stanno mini-cittadini…
Ma guardali un po’ meglio e il mistero scoprirai: sono tutti bambini che non crescono mai.
Di diventare grandi non ne vogliono sapere: così sono felici, così vogliono rimanere…
- I grandi non hanno giocattoli ai giardini non ci vanno, hanno solo brutti pensieri tutti i giorni dell’anno…
Noi stiamo bene così, senza preoccupazioni - E Giovannino disse: - Arrivederci, fifoni! -


Paese delle persone blu

Giovannino Perdigiorno, girando intorno a Corfù, capitò nel Paese degli uomini blu.
Vedendo un uomo bianco quelli si spaventarono: lo legarono mani e piedi e in gabbia lo ficcarono.
Poi dodici professori e duecento studenti lo studiarono in lungo e in largo, gli contarono i denti,
misurarono la sua testa, scoprendo con stupore che aveva due occhi un naso e il raffreddore.

Lo fecero camminare, parlare del meno e del più e conclusero: - Ma guarda, sei un uomo pure tu!
Credevamo fossi un mostro perché non sei turchino: tante scuse per lo sbaglio, vieni, bevi un bicchierino...

IL PAESE SENZA SONNO

Giovannino Perdigiorno, tra Salamanca e Saranno, capitò dormicchiando nel paese senza sonno.
In quello strano paese che sia il letto non sanno: non gli serve, perché a dormire non ci vanno.
Di giorno come di notte sempre in piedi, sempre in moto, in tutta la loro vita non c'è un minuto vuoto.
Lavorano, si divertono, parlano, vanno a spasso, piuttosto che far niente suonano il contrabbasso.
Le mamme ai loro bambini non cantano la ninna-nanna, ma cantano: — Sveglia! Sveglia, tesoro della mamma!
D'accordo, bravi, benissimo, — commentò Giovannino, — ora però scusatemi, debbo fare un pisolino…




Character design e primi schizzi

Il paese senza punta 

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore.
Viaggia e viaggia, una volta capitò in un paese dove gli spigoli delle case erano rotondi, e i tetti non finivano a punta ma con una gobba dolcissima. Lungo la strada correva una siepe di rose e a Giovannino venne lì per lì l’idea di infilarsene una all’occhiello. Mentre coglieva la rosa faceva molta attenzione a non pungersi con le spine, ma si accorse subito che le spine non pungevano mica, non avevano punta e parevano di gomma, e facevano il solletico alla mano.

“Guarda, guarda” disse Giovannino ad alta voce. Di dietro la siepe si affacciò una guardia municipale, sorridendo.
“Non lo sapeva che è vietato cogliere le rose?”
“Mi dispiace, non ci ho pensato”.
“Allora pagherà soltanto mezza multa,” disse la guardia, che con quel sorriso avrebbe potuto benissimo esser l’omino di burro che portava Pinocchio al Paese dei Balocchi.

Giovannino osservò che la guardia scriveva la multa con una matita senza punta, egli scappò di dire:
“Scusi, mi fa vedere la sua sciabola?”
“Volentieri,” disse la guardia. E naturalmente nemmeno la sciabola aveva la punta.

“Ma che paese è questo?” domandò Giovannino.
“Il Paese senza punta,” rispose la guardia, con tanta gentilezza che le sue parole si dovrebbero scrivere tutte con la lettera maiuscola.

“E per i chiodi come fate?”
“Li abbiamo aboliti da un pezzo, facciamo tutto con la colla. E adesso, per favore, mi dia due schiaffi”.
Giovannino spalancò la bocca come se dovesse inghiottire una torta intera.

“Per carità, non voglio mica finire in prigione per oltraggio a pubblico ufficiale. I due schiaffi, semmai, dovrei riceverli, non darli”.
“Ma qui usa così”, spiegò gentilmente la guardia, “per una multa intera quattro schiaffi, per mezza multa due soli”.
“Alla guardia?”
“Alla guardia”.
“Ma è ingiusto, è terribile”.

“Certo che è ingiusto, certo che è terribile”, disse la guardia. “La cosa è tanto odiosa che la gente, per non essere costretta a schiaffeggiare dei poveretti senza colpa, si guarda bene dal fare niente contro la legge. Su, mi dia quei due schiaffi, e un’altra volta stia più attento”.

“Ma io non le voglio dare nemmeno un buffetto sulla guancia: le farò una carezza, invece”.
“Quand’è così”, concluse la guardia, “dovrò riaccompagnarla alla frontiera”.

E Giovannino, umiliatissimo, fu costretto ad abbandonare il Paese senza punta.

Ma ancor oggi sogna di poterci tornare, per viverci nel più gentile dei modi, in una bella casetta con tetto senza punta.

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